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Obsoleto

di Vincenzo Agnetti

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20,00 €

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Riprendere in mano OBSOLETO significava accollarsi tutta una serie di oneri non da poco. Intanto per dare una seconda vita a uno dei libri sperimentali più importanti e dimenticati della nostra letteratura, abbiamo deciso di evitare l’anastatica e di vestire con un nuovo formato e un taglio grafico mirato un libro che per sua natura non aveva bisogno, a nostro avviso, di essere “musealizzato” in un’edizione pedissequa all’originale. Questo ha comportato una riflessione serrata e sofferta sulla fedeltà al testo sorgente e dunque una serie di interventi e di accorgimenti che non alterassero quasi per niente l’impianto dell’opera, se non nell’impaginazione che giocoforza è cambiata in ragione del formato più grande che abbiamo adottato.


Perciò tutte le peculiarità grafiche e spazio-sintattiche sono state riproposte come in origine. Tuttavia per correttezza filologica abbiamo inserito in appendice al libro le riproduzioni delle pagine più “problematiche”.
Una curiosità che vogliamo rendere nota (e che ha comportato non pochi momenti di discussione) è la scelta del carattere “bodoni” per rappresentare OBSOLETO, o meglio per celebrare Agnetti attraverso il primo font della modernità e con cui sono stati vergati i libri “più belli del mondo”, con l’obiettivo di ascrivere OBSOLETO a “classico dell’avanguardia”.
La seconda cosa da fare era coinvolgere almeno due critici che potessero dare finalmente lustro a un’opera imprescindibile e che creassero un precedente sulla scrittura agnettiana (per OBSOLETO fa eccezione solo il saggio creativo di Corrado Costa “Guida del viaggiatore immobile” che uscì nel 1968 sempre per i tipi di Scheiwiller e che abbiamo per fortuna potuto inserire nel nostro volume). A tale proposito abbiamo potuto godere della prestigiosa partecipazione di Cecilia Bello Minciacchi, che avvia con il suo saggio il primo studio critico sull’opera letteraria di Agnetti, e del critico d’arte Bruno Corà, grande conoscitore dell’opera e amico dell’artista.
Il terzo ma non meno importante passaggio consisteva nel riattualizzare anche la copertina, mantenendo una continuità col passato. La preziosa collaborazione con la Fondazione Enrico Castellani ci ha permesso di inserire un nuovo lavoro di Castellani scelto per il dinamismo che sviluppa dalla prima alla quarta di copertina, aderendo così all’idea di fertile movimento rappresentata da OBSOLETO.

  • Pagine 188

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